venerdì, 14 Giugno 2024

Esclusivo:Intervista ad Harald Seidel, Presidente di Daf Trucks

Al timone di Daf Trucks dall’agosto 2022, a coronamento una lunga carriera nella Casa olandese iniziata nel 2001 e scandita da ruoli di crescente responsabilità, Harald Seidel si è trovato a gestire le turbolenze dei mercati dei veicoli industriali legati all’onda lunga della pandemia, alla scarsità di componenti e agli elevati tassi d’inflazione. Ma ha potuto contare da subito sui successi commerciali della Nuova generazione di autocarri, la prima in Europa a recepire le evoluzioni della normativa UE in tema di pesi e dimensioni dei veicoli e delle loro combinazioni.

In questa intervista esclusiva ad Allestimenti & Trasporti presso la sede Daf di Eindhoven, dove si riunisce il consiglio d’amministrazione fin dai tempi dei fondatori Hub and Wim van Doorne, il Presidente della Casa olandese traccia un bilancio dei risultati raggiunti nel 2023, parla degli obiettivi di crescita per quest’anno e delinea le soluzioni tecniche per la decarbonizzazione del trasporto su gomma.

Harald Seibel & Gianenrico Griffini

A&T: Un bilancio dei risultati del 2023. E’ stato un buon anno per Daf? Perché?

Seidel: Se i muri di questa sala potessero parlare, racconterebbero di tutte le importanti decisioni prese dal Board negli ultimi decenni, che ci hanno portato alla realtà di oggi. Quella di una Casa costruttrice che ha festeggiato nel 2023 i 95 anni d’attività, con una produzione record di oltre 70mila veicoli fra medi e pesanti. Ma non basta. Lo scorso anno è uscito dalle catene di montaggio il 50millesimo camion della New Generation, abbiamo raggiunto i 250mila contratti di manutenzione e riparazione, introdotto sul mercato la nuova gamma XD da distribuzione, iniziato i lavori per la creazione di un centro distributivo ricambi Paccar in Germania e inaugurato ufficialmente l’impianto di assemblaggio per i veicoli elettrici presso la sede di Eindhoven. Inoltre, abbiamo vinto il titolo di International Truck of the Year e altri tre riconoscimenti che hanno premiato la bontà dei nostri prodotti.

A&T: Da tempo, fra gli obiettivi di DAF, figura la crescita nel comparto dei carri. Il 2024 sarà l’anno buono?

Seidel: I mezzi per il settore delle costruzioni e quelli per i cosiddetti impieghi vocational offrono le migliori potenzialità di espansione e di incremento dei volumi. Lo diciamo da tempo, è vero, ma ora disponiamo della miglior offerta di prodotto di sempre. Consideriamo, per esempio, i camion per il comparto cantieristico. Il feedback che abbiamo dalle imprese è inequivocabile. Sono i veicoli giusti per il loro business. Semplificano il loro lavoro e quello degli allestitori. Con le nuove iniziative intraprese, che prevedono soluzioni plug-and-play, mezzi in pronta consegna e supporto tecnico esteso, sono stati fatti importanti progressi. In estrema sintesi: adesso è il momento giusto per crescere con i carri.

A&T: Cosa ne pensa della direttiva Euro VII? E’ una normativa che va nella giusta direzione o vi sono altre priorità?

Seidel: Il nostro impegno, come costruttori di camion, è di perseguire la leadership tecnologica, offrendo alle aziende del settore soluzioni di trasporto di successo e sostenibili. Il che significa non solo ridurre il più possibile le emissioni di CO2 con i camion della New Generation, ma anche sviluppare – è una priorità – catene cinematiche alternative. In questo contesto, la normativa Euro VII comporta investimenti elevati, a fronte di vantaggi limitati per l’ambiente. E’ di gran lunga più efficace promuovere la sostituzione dei mezzi Euro III, Euro IV ed Euro V in circolazione, invece che introdurre la normativa Euro VII verso fine decennio, quando entrerà in gioco l’elettro-mobilità.

A&T: Cosa sta facendo DAF nel campo delle trazioni alternative?

Seidel: Siamo sempre stati all’avanguardia nello sviluppo di soluzioni di trasporto sostenibili. Già nel 2010, con largo anticipo (forse troppo) sui tempi, abbiamo realizzato il primo camion ibrido diesel-elettrico. In questo modo abbiamo accumulato esperienza nel campo dell’elettrificazione. E, oggi, di questo know how beneficiano i veicoli a batteria (BEV) della New Generation, per i quali disponiamo di una nuova linea di montaggio, pronta per l’incremento futuro dei volumi produttivi.

A&T: Il mercato è pronto per la transizione energetica? Cosa ne pensano le aziende di trasporto?

Seidel: Non è sufficiente avere a disposizione i BEV. Occorre, infatti, risolvere il problema delle infrastrutture di ricarica e raggiungere la parità dei costi di gestione rispetto ai mezzi tradizionali. Sono questi i fattori critici per stimolare l’aumento della domanda di elettrici da parte delle aziende di trasporto e arrivare all’incremento dei volumi produttivi. Ma occorrono investimenti massivi per la realizzazione di infrastrutture per energia green il che, a sua volta, richiede un piano strategico a livello europeo. Per dare un’idea delle dimensioni del problema: se si vogliono rispettare i target di riduzione della CO2 per il 2030 stabiliti dalla UE per l’industria automotive occorre generare una quantità di elettricità pari a quella assorbita da 17milioni di utenze domestiche. Tre anni dopo, è indispensabile raddoppiare questa cifra. Fra sette anni avremo bisogno di 280mila punti di ricarica, dei quali 50mila aperti al pubblico. Il tasso di adozione di veicoli elettrici da parte delle aziende di trasporto dipenderà dagli investimenti messi in campo e dalla rapidità di realizzazione di queste infrastrutture.

A&T: Per la transizione energetica Daf punta su una tecnologia specifica, o su un ventaglio di soluzioni?

Seidel: Per un trasporto sostenibile serve un ventaglio di tecnologie, secondo i diversi campi di utilizzo. Oltre ai veicoli a batterie (BEV), crediamo nell’idrogeno per arrivare al traguardo delle emissioni zero. Ma anche gli ibridi sono interessanti, soprattutto se il motore termico è alimentato con HVO o con e-Fuel. Ciò consentirebbe di ridurre il rischio legato alla realizzazione delle infrastrutture di ricarica. L’HVO – grasso vegetale idrotrattato – in particolare, che è ottenuto da prodotti di scarto di origine vegetale, va nella direzione dell’economia circolare e consente di ridurre fino al 90% le emissioni di CO2. Sfortunatamente, l’HVO non è contemplato nei target di abbattimento dell’anidride carbonica fissati dalla UE per l’industria automotive. Queste inconsistenze nella legislazione dell’Unione Europea non aiutano a risolvere il problema della decarbonizzazione, che ha bisogno di un ventaglio di soluzioni percorribili.

A&T: Un’ultima domanda. Cosa si attende per quest’anno in termini di volumi?

Seidel: Non ho, ovviamente, la sfera di cristallo. Lo scorso anno, in Europa, il segmento dei pesanti ha toccato le 330mila unità. Un risultato che non sorprende, tenendo conto della penuria di componenti che ha contraddistinto il 2022. Per quest’anno ci attendiamo un mercato di riferimento ancora sostenuto, compreso fra 260mila e 300mila veicoli. E con i camion della New Generation, l’ampio ventaglio di servizi e la rete di vendita professionale siamo fiduciosi di poter prolungare nel 2024 i successi di vendita del passato.

Mercato truck

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