Dopo un percorso durissimo e molto selettivo di circa 8mila chilometri – con 4.800 chilometri di prove speciali cronometrate – fra dune, pietraie e deserti, la Dakar 2026 ha emesso i suoi verdetti.
Nella categoria Truck si è imposto il pilota lituano Vaidotas Žala del Nørdis Team De Rooy FPT su Iveco Powerstar, seguito dal driver ceco Alès Loprais, distaccato di poco più di 20 minuti, e dall’olandese Mitchel van den Brink, classificatosi terzo con un ritardo di 29 minuti.



Sono state due settimane di gara avvincenti, suddivise in 13 tappe con partenza e arrivo a Yanbu sul Mar Rosso, intervallate da una sola giornata di riposo a Riyadh. Fin dalla prima frazione ad anello intorno a Yanbu, la categoria camion ha dettato il ritmo al Rally-raid più duro al mondo, con la massima intensità di gara a fronte di distacchi minimi.
La vittoria nella tappa inaugurale di Alès Loprais ha immediatamente posto gli Iveco del team Rooy al centro della scena, ma la risposta non si è fatta attendere. Già nella seconda frazione, infatti, Gert Huzink e il clan MKR – Renault Trucks con il C460 EVO hanno assunto il ruolo di protagonisti a sorpresa, confermando che l’edizione 2026 non sarebbe stata un duello a senso unico.
Nel corso delle frazioni successive, gli Iveco Powerstar hanno dominato il rally sia in termini numerici, sia di piazzamenti, tuttavia la concorrenza è rimasta agguerrita. Mitchel van den Brink, impressionante per la sua maturità nonostante la giovane età, ha preso rapidamente il comando della classifica generale, mentre Martin Macík, detentore del titolo, ha adottato una strategia attendista, fedele alla scuola dei grandi vincitori della Dakar.
La prima maratona e il giro di boa
La terza tappa attorno ad Alula ha ribadito il trend, con i camion di Iveco a monopolizzare le prime posizioni, ma con distacchi estremamente ridotti. La prima frazione maratona (articolata nelle tappe 4 e 5) segna un punto di svolta. Senza assistenza, l’affidabilità dei camion diventa di cruciale importanza. Macík sferra un colpo decisivo imponendosi e prendendo il comando della classifica generale, mentre alcuni outsider vedono sfumare le loro speranze a causa di problemi meccanici.
La sesta tappa, la più lunga in assoluto del Rally-raid in Arabia Saudita, scompiglia nuovamente le carte. Sulle dune, Alès Loprais si impone con intelligenza, mentre Mitchel van den Brink riprende la testa della classifica generale. Dietro i primi, Macík accusa un ritardo importante, a dimostrazione che la Dakar 2026 non perdona. Alla vigilia del giorno di riposo, i giochi sono ancora aperti. I protagonisti sono, infatti, racchiusi in poche decine di minuti e la seconda settimana si preannuncia decisiva.


Da Riyadh verso il traguardo finale di Yanbu
Dopo il giorno di riposo, la Dakar entra nella sua fase più spietata: quella in cui la strategia conta quanto la velocità.
La seconda tappa maratona stravolge definitivamente la gerarchia. Mitchel van den Brink, a lungo leader della competizione, vede sfumare le speranze di vittoria a causa della rottura dell’albero di trasmissione. Un duro colpo per l’olandese e un imprevisto che ricorda a tutti i concorrenti come alla Dakar la vittoria è di squadra mentre, a volte, la sconfitta dipende dal guasto di un singolo componente meccanico.
Il team di De Rooy prende quindi il comando. Vaidotas Žala, con una regolarità esemplare, si porta in testa alla classifica generale, mentre Alès Loprais fa da gregario rimanendo in agguato.
Dietro di loro, la battaglia è intensa: il team Buggyra ritrova il sorriso con Soltys, Macík lotta fino all’ultimo chilometro, nonostante una gara costellata di ostacoli, e i camion di MKR alternano successi e ritardi dovuti ai problemi meccanici. Le ultime tappe sono caratterizzate da gesti forti, che ricordano a tutti i partecipanti lo spirito della Dakar delle origini, come la decisione di Žala di interrompere la corsa per prestare aiuto a Loprais dopo un ribaltamento.


La dura legge del cronometro
All’arrivo, il verdetto è chiaro. Vaidotas Žala vince l’edizione 2026, al suo secondo tentativo alla guida in un camion. Una vittoria costruita sulla disciplina, la gestione attenta del mezzo e la regolarità di gara, testimoniata dai due soli minuti di penalità accumulati durante tutto il rally.
Alès Loprais finisce ancora una volta secondo, mentre Mitchel van den Brink si classifica terzo, dopo una Dakar impressionante per maturità. Il detentore del titolo, Martin Macík, fallisce il podio, finendo quarto, in quella che passerà alla storia come una delle edizioni più combattute del Rally-raid più famoso e duro al mondo.
Si ringraziano per le informazioni e le immagini Fabien Calvet di TruckStop e i fotografi di DPPI e ASO.


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